Trieste – pensieri sparsi

Qualche tempo fa lessi un articolo in cui venivano classificate da Lonely Planet le città più belle ma meno conosciute del mondo. Al primo posto si trovava Trieste, definita città multiculturale di confine, un punta di terra situata sul mare dal passato affascinante nonchè seconda casa di Joyce. Da quel momento è entrata nella mia curiosità ed è rimasta lì in attesa di essere scoperta da un Ciccino dagli occhioni curiosi.

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Trieste – veduta dal Castello di Miramare

Vi racconto, quindi, qualcosa della nostra Pasqua triestina.

Premetto che immaginavo potesse esserci vento, visto che la prima parola che viene abbinata al nome di questa città è infatti la bora. Ma non pensavo davvero potesse essere così potente! Per fortuna siamo stati accompagnati dalle raffiche soltanto in una giornata, tra l’altro proprio la domenica di Pasqua, ma nonostante le difficoltà climatiche è stato un fine settimana emozionante.

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Trieste – Piazza Unità d’Italia

La città di Trieste ha la capacità di rapire l’animo del visitatore in un solo istante. Il suo più grande pregio è quello di smentire uno dei pregiudizi più grandi degli Italiani. E cioè che una città dell’estremo nord non possa essere “calda“. Il calore di Trieste non è un calore climatico, ma viene compensato da quello (multi)culturale, storico, umano e paesaggistico. Paradossalmente, infatti, io la descrivo proprio come una città calorosa. Il secondo aggettivo che la descrive è, secondo me, potente. La potenza della bora, che a tratti ti costringe ad aggrapparti a qualcosa per non volare via assieme a lei; la potenza del mare, punto di riferimento indiscusso da qualsiasi angolo della città; la potenza dell’impatto mozzafiato che regalano alcune sue zone di stampo imperiale, come la Piazza Unità d’Italia o il Castello di Miramare, la potenza della sua storia più recente, così tormentata e a tratti struggente.

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Trieste – Particolare del Municipio

Prima di raccontarvi cosa abbiamo fatto a Trieste che ce ne ha fatto innamorare così, vi lascio con tre cose che non sono riuscita a fare o vedere e che saranno la scusa ufficiale per tornarci il più presto possibile:

– visitare una osmiza (o osmizza), ovvero le cantine o i locali dei contadini che vengono aperti al pubblico per poter degustare e acquistare i prodotti tipici;

– fare il giro della città sul tram opicina: abbiamo incontrato i binari di questo tram durante un giretto turistico che abbiamo fatto sulle colline sopra Trieste. Il tram ha una tratta funicolare che arriva fino a oltre 300 metri sul livello del mare e offre panorami incredibili;

– visitare la risiera di San Sabba: avendo poco tempo e potendo optare per altre attività, abbiamo a malincuore rinunciato alla visita di quello che fu l’unico campo di sterminio italiano. In realtà, per essere totalmente sincera con me stessa, codardamente non ho avuto il coraggio di affrontare la sua storia e viverla attraverso gli occhi del mio bambino.

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Trieste – Veduta dal Colle di San Giusto

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5 responses to “Trieste – pensieri sparsi”

  1. samanta giambarresi says :

    Triste è una delle città che vorrei visitare, spero un giorno, la trovo poetica

  2. Farah - Viaggi nel Cassetto says :

    adoro i post di pancia, lo sai. E qui di emozioni ne leggo tantissime.
    Brava tesoro :*

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  1. Trieste con bambini – dove alloggiare | - 14 maggio 2015

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