Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.

Sono ufficialmente in vacanza. O meglio, sono tornata a casa per tutta l’estate.

Eh sì, questo è il destino di chi ha fatto le valige lasciando il proprio paesino, o città che sia, d’origine per mettere radici in un altra città, o paesino che sia, più o meno lontano.

Non sai mai se dire “vado in vacanza” oppure “torno a casa”. Io preferisco la seconda.

Marina di Gioiosa Ionica, un nome che solo a pronunciarlo mette allegria. Eppure il mio piccolo paese in terra calabrese non sempre ha gioito per belle notizie o si è distinto per avvenimenti positivi. Tutt’altro. Negli ultimi anni il nome di questo splendido puntino sulla mappa della costa ionica, fra Reggio Calabria e Catanzaro, è risuonato nelle news nazionali accompagnato da parole come “mafia”, “collusione”, “arresti”, “infiltrazioni”.

Fonte foto: gruppo facebook Gioiosa Ionica

Fonte foto: gruppo facebook Gioiosa Ionica

La limpidezza di un mare unico, la bontà dei piatti tipici, il delicato profumo dei gelsomini, la gentilezza delle persone sono state letteralmente sommerse dal fango. E io, lo ammetto, a 1200 km di distanza me ne sono vergognata. Ma non è di questo che voglio parlarvi.

Il mio post parla di rinascita, di giovani che ci credono e di voglia di fare.

Fonte foto: gruppo facebook Gioiosa Ionica

Fonte foto: gruppo facebook Gioiosa Ionica

O’strakon – partecipazione & provocazione – è un comitato giovanile nato proprio dall’abisso in cui il mio paese è sprofondato. Il significato del nome viene chiaramente spiegato così: “La scelta di questo nome scaturisce dalla parola dialettale “STRACI” che ha radice dal termine greco “O’strakon” e sta ad indicare pezzi di cocci, frammenti diversi di terra cotta, simbolo perfetto per la diversità del gruppo per ideologie politiche, istruzione, frequentazioni, ma legati dall’obiettivo comune di creare qualcosa di nuovo e di buono per un domani diverso. Un buon auspicio per dei ragazzi che hanno la voglia di costruire il loro futuro e quello di Gioiosa Marina mettendo insieme i propri cocci”.

Pur non essendo attivamente coinvolta nelle loro iniziative, da lontano ho seguito ed osservato il fermento di questo nuovo gruppo e la cosa che di certo mi ha fatto più piacere è stata la loro attenzione nei confronti dei più piccoli. Ho davvero voglia che ciccino abbia la possibilità di sentirsi un vero gioiosano participando negli anni ad iniziative organizzate da queste parti per fare amicizie con i suoi coetanei. Ed è per questo che ho deciso di dare loro spazio.

Come ci spiega Valentina, una delle fondatrici del gruppo, la nascita del collettivo non fu accolta in paese con grande entusiasmo, bensì con un clima di repressione, come spesso avviene quando in un posto piccolino si smuovono un po’ le acque, o almeno ci si prova.

Tra gli obiettivi di O’strakon, oltre all’impegno su tanti argomenti di sensibilità pubblica (problema dei rifiuti, partecipazione alla giornata nazionale contro la violenza sulle donne, miglioramento del paese), c’è proprio quello di creare comunità e organizzare manifestazioni per i più piccini, come le feste di Halloween e il corso di tecniche di disostruzione delle via aeree con la croce rossa italiana.

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Nonostante i primi momenti di difficoltà, dovuti soprattutto alla diffidenza degli altri compaesani – che, anzi, ha rappresentato uno stimolo ad andare avanti per dimostrare di non essere solo degli “sfigatelli” che non hanno nulla da fare – il gruppo di ragazzi cresce sempre più e gli obiettivi che solo tre anni fa sembravano irraggiungibili si fanno sempre più vicini.

Come una fenice che rinasce dalle cenere, piano piano, grazie anche a queste piccole grandi persone, il mio piccolo paesino sta ritrovando la propria dignità e voglia di esserci.

La storia di O’strakon ha partecipato al concorso “Una storia per il Sud“, un’iniziativa per promuovere la diffusione delle buone pratiche attraverso una modalità nuova e di rete: un contest rivolto a tutte le organizzazioni non profit che operano nel Mezzogiorno e ai videomaker, per raccontare storie di riscatto al Sud. E l’intento del mio post, nel mio piccolo piccolo, è quello di trasmettere il messaggio positivo che questo gruppo di ragazzi hanno dato nella mia martoriata terra d’origine.

Concludo con una frase di Valentina che mi è piaciuta moltissimo.

<<Abbiamo scelto di rimanere in Calabria, c’è chi ha deciso di tornare e chi di investire in questa terra che sembra il male dell’Italia. Crediamo che volere un mondo all’altezza dei nostri sogni sia la chiave per andare avanti, sia la chiave per sconfiggere pregiudizi ed allontanare tutte le realtà negative. Solo con l’impegno vero, sincero e senza secondi fini si può creare qualcosa di positivo>>.

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3 responses to “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.”

  1. Farah - Viaggi nel Cassetto says :

    Bravissima tu!
    Adoro leggere della nostra terra e, ancor di più, del nostro paese. Il parallelismo con la fenice mi piace tantissimo perché rappresenta perfettamente ciò che sta accadendo… lentamente, stiamo avendo il nostro riscatto!
    Usiamo tutto ciò che abbiamo, nel nostro piccolo, per far conoscere i nostri luoghi ❤

    • valigiaepasseggino says :

      Proprio oggi, attraversando la costa in treno, mi lasciavo ammaliare dalla meraviglia della nostra terra. E sì, ho proprio pensato che il nostro obiettivo debba essere quello di cercare di farli conoscere il più possibile.
      Tu sempre dolcissima, grazie davvero 🙂

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